Fondi europei destinati ai professionisti: l’Italia è in grave ritardo

Recentemente uno degli elementi di maggior discussione emerso nel mondo dei professionisti, è la poca produttività del legame tra questo mondo e l’utilizzo dei fondi europei destinati ad essi.

Dei complessivi  1.000 miliardi di euro dei Fondi europei destinati agli Stati membri, per il periodo 2014 – 2020, 200 miliardi circa sono gestiti dalla Commissione europea tramite programmi a gestione diretta ( direct management ) ed invece i restanti 800 miliardi sono destinati ai fondi strutturali ( shared management ).

Riguardo al periodo sopracitato ( 2014 – 2020 ) all’Italia spettano 132 miliardi di fondi strutturali europei.

Qui viene a galla la prima nota stonata: perché è sì vero che da un lato il nostro paese è quello che ha avuto il maggior finanziamento nella programmazione dei fondi strutturali 2020, ma, dall’altro lato ad oggi ha usufruito di essi in maniera irrisoria, parliamo del 2,4%.

Tutto ciò ha l’aggravante di penalizzare i liberi professionisti, i quali nonostante i recenti interventi legislativi, ed anche dopo la loro equiparazione alle piccole imprese, non hanno ancora facile accesso a tali finanziamenti.

Nel 2014 la Commissione europea, il Comitato economico e sociale europeo ed il Parlamento hanno valorizzato i liberi professionisti, poiché essi sono considerati un valore aggiunto per il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2020 sotto il punto di vista della competitività, della sostenibilità e dell’occupazione.

Una parziale giustificazione a quel risicato 2,4% viene data dal ritardo, di circa due anni, con cui la programmazione UE 2014 – 2020 in Italia è di fatto partita: l’approvazione di tutti i programmi operativi nazionali e regionali è arrivata alla fine del 2015, ma, solo dal 2016 è stato utilizzato dalle Amministrazioni per rodare la macchina, in modo da poter iniziare a pubblicare i bandi ed i relativi impegni di spesa. La sensazione è quella che nel breve periodo potrà esserci una svolta favorevole.

Si prospetta pertanto  la necessità di un “cambio di marcia” per i professionisti, che oramai possono accedere ad opportunità interessanti per quanto riguarda i fondi strutturali.

Un altro elemento forte emerso  è l’opportunità  per i liberi professionisti, di accedere ad Erasmus che l’Europa mette a disposizione per l’internazionalizzazione degli studi professionali e la costruzione di network o reti professionali verso l’apertura di nuovi mercati.

Vi è la necessità di costruire solidi e competitivi partenariati per partecipare agli avvisi dei programmi comunitari a gestione diretta.

L’internazionalizzazione sta trovando importanti risorse nell’ambito dei programmi FESR e FSE, la cui dotazione complessiva supera già i 51 miliardi, di questi poco meno di 32 da risorse UE.

I professionisti italiani è opportuno che si mettano in gioco con proposte di progetti di possibile sviluppo credibili che superino il vaglio della sostenibilità per poter attrarre gli investimenti, cogliendo l’opportunità rappresentata dalla valorizzazione degli investimenti negli studi professionali.

A tal proposito, stanno nascendo azioni informative attraverso il monitoraggio dei fondi gestiti direttamente dalla Commissione europea e dei fondi strutturati gestiti dalle Regioni e dai Ministeri per segnalare alle associazioni professionali le opportunità rappresentate dai fondi europei.

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